Il tempio, il libro e la domanda – Terza Parte

Attenzione: questo articolo è il terzo di un racconto in più parti. Se non lo hai già fatto, ti consiglio di leggere la prima e la seconda parte prima di proseguire!

Scappo da Bangkok, convinto che il mio malumore sia dovuto in qualche modo al caos della città, e cerco un po’ di serenità in un’isola tropicale dell’est, Koh Samet. E’ un posto calmo, un po’ troppo turistico, ma la sabbia è bianca e l’acqua è limpida e calda. Incontro una turista tedesca, biondissima, e in lei trovo un sollievo tanto illusorio quanto lei è vuota, e finisco per sentirmi ancora più spaventato e solo.

Scappo ancora, e arrivo all’isola di Koh Chang: un’altra maledetta trappola per occidentali: bar riempiti fino alla porta di decorazioni false e turisti ubriachi. Fortunatamente conosco una ragazza italiana, ottima compagna di conversazione. Mi racconta sorridente di aver partecipato da poco a un ritiro di meditazione in un tempio a nord del paese e di esserne uscita rasserenata. Lì per lì annoto mentalmente la cosa, ma in realtà non sono dell’umore per darle peso: mi sento sempre peggio, come un uomo che sta affogando, nel panico, e annaspa alla ricerca di ossigeno.

Scappo di nuovo, questa volta è Koh Maak, una spiaggia deserta e silenziosa, un bungalow a cinque metri dal mare. Niente, qualunque cosa io stia cercando, non è nemmeno qui.

Deluso, stanco, spaventato, ad ogni fuga mi avvicino di un passo all’abisso della disperazione.

Scappo dal mare e vado al nord, a Chiang Mai, dove dovrei trovare una Thailandia più autentica, meno svenduta, invece è il solito schifo: birra, turisti, puttane.

Nel mio albergo incontro un’altra ragazza tedesca e ci faccio amicizia. E’ una ragazza molto intelligente e socievole, ma caratterialmente e fisicamente non mi piace quasi per nulla. Ciononostante, con tutta l’idiozia di un uomo nel panico, impongo razionalmente a me stesso l’obbligo di sedurla, ultimo disperato tentativo di risollevare la mia autostima, ridotta ormai ai minimi termini.

Che sia chiaro: non sono per niente fiero di quello che sto scrivendo, ma è così che è andata.

Alla sera andiamo ad una festa, io e lei, e come era ormai abitudine, bevo troppo. Non so quale sia stata la prima scintilla, ma finiamo a litigare ferocemente. Me ne vado in lacrime, e passo tutta la notte completamente insonne. Mi rendo conto che alla fine ho proprio toccato il fondo, mettendo una completa sconosciuta, che nemmeno mi attrae, nella posizione di ferirmi così in profondità. Ma non è di lei la colpa, sono io che ho qualcosa che non funziona.

La mattina seguente, stremato, faccio uno strano incontro nella sala dell’albergo. E’ una coppia: lui sta scrivendo un libro, e lei corregge le bozze. Sento un’immediata e viscerale connessione con loro, come una istintiva sintonia. Mi raccontano che hanno lasciato il loro lavoro ben pagato per dedicarsi alla ricerca di qualcosa di più grande, di più importante. Questo mi suona così familiare che inizio ad ascoltarli sempre con maggior attenzione. Mi parlano del libro che stanno scrivendo assieme: è la storia autobiografica di un uomo che attraversa una gioventù violenta e selvaggia, per giungere infine alla serenità.

…serenità…

Mentre parlano, la donna sembra quasi irradiare una luminosa sensazione di pace, splendida, e l’uomo trasmette sicurezza e pace interiore. Trattengo a stento le lacrime di commozione che si stanno affacciando ai miei occhi, e chiedo loro come sono arrivati a questo.

“Meditazione”, mi rispondono.

No, non può essere un caso: non avevo mai sentito parlare di meditazione prima di allora, e nel giro di pochi giorni, tra i più bui della mia vita, ben tre persone me la nominano.

E sia, mi dico, il turismo in Thailandia finisce qui. Prendo contatti con un tempio a Bangkok, saluto la coppia, e compro il biglietto del treno.

Poco prima di andarmene dall’albergo, la ragazza tedesca viene a salutarmi. Non l’avrei mai più rivista o risentita, ma la sua parte nel mio destino non era ancora terminata.

“Vorrei che tu avessi questo”, mi dice semplicemente, senza sorridere, e appoggia di fronte a me un oggetto.

Il libro.

  1. sinead scrive:

    I’ve finally found myself here (because after one month of being home the real-life blues have begun to hit me) and maybe it’s just because I’m a terrible navigator in more ways than one, but I cannot for the life of me find the next part of this story, is it up yet?

  2. Wil scrive:

    No, Sinead, sorry… haven’t write it yet! Two parts are missing! I was writing this story just before going to Budapest, and then i lost the inspiration. I will complete it before going to India though, otherwise i won’t be able to finish it!

  3. sinead scrive:

    you’d better!

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