Il tempio, il libro e la domanda – Prima parte
Avete mai fatto qualcosa di strano, qualcosa di apparentemente immotivato, qualcosa che sia ai vostri occhi sia a quelli altrui pareva completamente insensato, fuori dal mondo, ma nonostante questo il vostro istinto vi diceva, vi “costringeva” a farla lo stesso?
E vi è mai successo, dopo aver fatto una cosa del genere, spinti solo dall’istinto, di capire solo dopo, magari molti mesi dopo, il perché di quel gesto, di quell’impresa? D’un tratto ciò che vi era sembrato del tutto irrazionale e privo di senso, improvvisamente vi mostra una faccia perfettamente sensata e ragionevole, ed è come se lo scopo di quell’azione fosse sempre stato li, sotto ai vostri occhi, naturale. Semplicemente non eravate ancora in grado di scorgerlo, almeno non prima di aver intrapreso l’azione stessa. Non avevate nemmeno coscienza che una ragione esistesse, ma era li. Per afferrarla però, avevate bisogno di qualcosa che avreste ottenuto solo dopo. E il vostro istinto lo sapeva già, ben prima di voi.
Bene, io imprese del genere ne ho fatte una manciata nella mia vita, alcune sono più eclatanti di altre, ma è solo grazie all’ultima pazzia -almeno così è stata definita da molte persone- che ho smesso di credere alle casualità, alle coincidenze. Sono convinto, dal giorno in cui ho compreso quale fosse il vero scopo di licenziarmi da un lavoro sicuro in piena crisi economica, e spendere tutti i miei soldi in un giro del mondo di sei mesi, da solo, che niente accada per caso, neanche le cose piccole. Tutto avviene per un motivo.
Non riuscirei a spiegarmi in nessun altro modo la catena di eventi che mi ha portato un giorno, il 117° dall’inizio del mio giro del mondo, a Bangkok, in un tempio buddista, con un libro in mano, di fronte a una persona, che mi avrebbe fatto una domanda, a cui avrei dato una risposta.
Tutti i segnali raccolti negli ultimi mesi, forse persino anni, tutto quello che ho fatto, tutto quello che mi è accaduto, tutto, aveva l’unico obiettivo di accompagnarmi al mio appuntamento con quella domanda, in quel tempio. Tutto il resto del giro del mondo è stato bellissimo, ma è stato solo turismo, un gran bel viaggio, niente di più. L’unico vero scopo di quella pazzia, quello che la mia ragione non aveva ancora potuto comprendere, ma il mio istinto aveva già afferrato benissimo, era rispondere a quella domanda.
Io ero lì per dare quella risposta.
Credetemi, mi piacerebbe molto potervi raccontare questa storia a voce, davanti a un bel fuoco magari, in una notte silenziosa come questa, ma penso di non poter aspettare di avere l’occasione giusta per raccontarla ad ognuno di voi. Ho deciso di scriverla.
Ma voi immaginate lo stesso di sedervi accanto a me, attorno a un piccolo fuoco, in una notte fresca e tranquilla, e di ascoltare la mia voce. Il mio racconto inizierebbe così…
…questa è la storia di un viaggio, di strani avvenimenti, di un tempio, di un libro, di una domanda e di una risposta, e di una vita che cambiò per sempre.
La mia.

bello,ma sono in attesa del resto.non si può iniziare un libro e attendere tanto tempo per terminarlo.mille pensieri affollano la mia mente,mi piacerebbe fermarli.vedi se riesci in breve tempo.ciao.
La seconda parte è quasi pronta!
ma credo che a te sarà meglio raccontarla a voce, la storia… io sono lento a scrivere e conoscendoti, non reggeresti la tensione e ti preoccuperesti troppo