Thailandia

Day 116 – Wad Mahadhat, il segreto del Tempio

Posted in Thailandia on marzo 22nd, 2010 by Wil – 5 Comments

Disteso sullo scomodo materassino adagiato sul pavimento, lascio scorrere meditabondo le dita sulla sottile parete in legno che divide le varie aree del dormitorio. Immerso in chissà che pensieri, in quali distrazioni, fisso il soffitto. Improvviso, una dettaglio cattura la mia attenzione, e la mia concentrazione svanisce, lasciando il posto a una potente curiosità. Sotto il polpastrello sento un oggetto insolitamente cedevole. Mi giro a osservare. E’ un pezzettino di carta, un rotolo forse, solidamente incastrato in una fessura della parete, ma mi sembra lasciato volutamente sporgente. Con estrema attenzione, lo estraggo lentamente dal suo nascondiglio.

Quando mi rendo conto che la carta è interamente ricoperta di fitte parole tracciate a penna, mi sento come se tra le mani avessi la mappa di un tesoro.

Geloso della mia scoperta, mi nascondo alla vista altrui, ma nessuno mi ha notato: sono tutti troppo immersi nei loro pensieri, o profondamente addormentati.

Inizio a leggere avidamente. Il tratto della penna è debole e incerto, e in alcuni punti il tempo ha sbiadito l’inchiosto, ma riesco a comprendere.

Gli occhi dilatati e il cuore impazzito, divoro quelle parole, scritte da un altro prigioniero e lasciata qui, nascosta sulla parete di questa cella, perchè qualcuno la potesse trovare. Perchè io la potessi trovare.

E’ un diario.

No, sono memorie. Sono istruzioni precise, consigli.

Colmo di commozione, immagino i pericoli che quest’uomo ha dovuto affrontare, le terribili esperienze a cui è stato sottoposto, per poter vergare queste parole e tramandarle a uno sconosciuto. A me.

Trattengo a stento le lacrime.

Quest’uomo mi sta spiegando, attraverso le parole vergate su questo pezzo di carta, come affrontare gli numerosi tranelli, gli infiniti misteri, e i mortali pericoli della cucina vegetariana thailandese. Stringo forte al petto quel tesoro, e ringrazio mentalmente quest’uomo coraggioso e compassionevole, di cui non conosco nemmeno il nome. Te ne darò un io, affinchè la mia riconoscenza possa raggiungerti, ovunque tu sia.

Grazie di cuore… Bepi.

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Ok: adesso alzi la mano chi ha pensato che questo articolo fosse serio :D

Perdonatemi, ma la cucina vegetariana thailandese che ho provato al tempio per un’intera settimana (più simile a quella che si può trovare nelle case normali, che a quella che si trova nei ristoranti per turisti occidentali) senza avere un menù in lingua o con le figure, senza manuale di istruzioni, e senza poter chiedere, può essere un’avventura di per sè, e ha contribuito in maniera rilevante a temprare la mia forza di volontà. Ho perso il conto di quante volte mi sono imposto di inghiottire cibo dai sapori orrendi o talmente intensi da essere intollerabili, cercando di mascherare le mie espressioni sconvolte. Alla fine però ho sempre trovato il modo di trasformare questa autentica sfida in un’occasione di buon umore.

Da cui il Bepi, compare del Toni, quello del Machu Picchu ;-)