Nuova Zelanda

Day 182 – The Kiwi Playground

Posted in Nuova Zelanda, Sensazioni on maggio 19th, 2010 by Wil – 8 Comments

Nuova Zelanda.

Questa è l’ultima destinazione del mio giro del mondo. Tra dieci giorni sarò a casa, vulcani islandesi permettendo, ma non ho ancora finito di stupirmi. Mi ero quasi convinto di aver perso del tutto la mia capacità di divertirmi, di emozionarmi e di sorprendermi, dopo aver così tante cose in questi 182 giorni di viaggio. Poche volte in vita mia sono stato così contento di sbagliarmi.

Da alcuni giorni sto viaggiando assieme al mio amico Mike, un neozelandese in cui mi sono letteralmente imbattuto per caso in Cile, e con lui come ottima guida sto conquistando ed esplorando la strada che porta a sud.

Vaghiamo attraverso fitte foreste di felci altissime, che a me da lontano mi sembrano tanto le Alpi italiane, ma da vicino mi ricordano che sono praticamente dalla parte opporta del pianeta.

Conquistiamo con determinazione le vertiginose vette di montagne e vulcani, e poi finiamo a giocare per ore con i sassi su immobili laghi di cristallo.

Come ragazzini ci arrampichiamo sugli scogli disegnati dalla forza del vento e dal mare, per ammirare in silenzio le maestose onde oceaniche attorno a noi, e il tramonto che si frantuma su di esse.

E adesso mi trovo in un posto che ha dello sbalorditivo, per una persona che è nata ed è vissuta per tutta la sua vita in Italia. Mi si stampa un sorriso in faccia che mi durerà per qualche ora, e una sensazione in corpo che mi durerà per giorni.

Sono all’Arthur’s Pass, 737 metri di altitudine, nel “Santuario”. Con me e Mike ci sono anche Fong e Lily, malesi, Mel, inglese, Max, canadese del Quebec, Ashley e Matt, americani del Missouri.

Il Santuario è una casetta, fornita di otto letti, una bagno e una doccia spartani ma funzionali, una cucina completa di elettrodomestici, una stufa a legna, elettricità, acqua corrente, una chitarra, un paio di giochi da tavola, qualche libro. All’esterno c’è anche una stanzetta che con cinque computer connessi a internet (la tecnologia arriva ovunque).

E un Honesty Box, che è praticamente la morale della storia.

E’ la scatola dove lasceremo un economico compenso  al proprietario, che ha affidato questo luogo solo al rispetto e alla buona volontà dei viaggiatori. Non c’è nessuno che controlla se paghiamo, se puliamo, se rubiamo, ma non ce n’è bisogno, perchè è grazie a questo disarmante esempio di fiducia, che il Santuario è ancora qui, intatto, pulito, ospitale.

Nell’Honesty Box lascerò uno dei miei ricordi più belli, oltre ai soldi.

Questo posto è stata per due giorni la mia casetta sull’albero, il mio castello fatto con i cuscini del divano, la mia tenda indiana, tutto troppo bello e troppo innocente per avere anche solo la tentazione di rovinarne la purezza.

In Nuova Zelanda viaggiare è tornato un gioco da bambini.

The Santuary, honesty box