Colori

Day 46 – Wil e i 7 pianeti

Posted in Colori on 20:43 by Wil – 8 Comments

Sono in macchina, sto guidando sulla Quebrada de Humahuaca. Ogni 5 km le montagne cambiano colore. Qui Dio stava facendo le prove, prima di decidere come colorare il mondo.

Sono sulla Salinas Grande. Un deserto di sale, piatto e bianchissimo fino all’orizzonte. Sembra di essere su un foglio di carta. Mi faccio una foto per essere sicuro di non essere diventato un disegno a matita.

Sono a Purmamarca. Ho di fronte il “Cerro siete colores”, il colle dei setti colori. A me sembrano più di sette, ma non credo che andrò a lamentarmi all’ufficio turistico.

Sono sulla strada per Cafayate. Parcheggio in un deserto di roccia. Sotto una colonna naturale di pietra mi siedo ad aspettare che passi Willy il Coyote.

Sono in riva alla Laguna Colorada. Qualche lama sta brucando l’erba verdissima. Qualche fenicottero rosa sta pescando nell’acqua rossa. Io non ho fame.

Sono di fronte al deserto di Dalì. Scendo dalla jeep e controllo bene, ma non riesco a vedere nessuna cornice.

Sono stato in sei posti diversi, sei pianeti differenti, sei luoghi così sorprendenti che non mi avrebbe stupito di più veder atterrare un’astronave aliena.

E quando penso di aver visto tutto il meglio, arriva la vigilia di Natale. Davvero, non credevo di essermi comportato bene quest’anno, ma evidentemente mi merito un regalo.

La pioggia.

Dico la verità: nemmeno riconosco subito il dono magnifico e inaspettato, anzi, mi lamento pure. Ma l’indomani capisco il mio errore.

Sono al Salar de Ujuni. Una distesa sterminata e piatta di sale, interamente ricoperto da uno strato di pochi centimetri d’acqua: il più incredibile e immenso quadro astratto che la Natura abbia mai creato. Il cielo riflesso, fino all’orizzonte.

Mi mancano le parole, ancora una volta. Ma non basterebbe essere un poeta, non basterebbe essere un pittore…

Questa volta guardo e sto zitto.

Salar de Ujuni, on Xmas day

Day 26

Posted in Colori on 16:51 by Wil – Be the first to comment

Ma ti rendi conto di dove sei?

Lunghe carregiate di asfalto dividono isole di terra rossa. Ai lati vegetazione lussureggiante, a tratti impenetrabile. Veicoli scassati che sbuffano sulle salite come locomotive a carbone. Minuscoli centri abitati, ragazzini sporchi e curiosi, grandi insegne rovinate dal colore acceso. Sopra la porta di negozi grandi come una stanza. Ananas venduti ed esposti sul cofano di una macchina al lato della strada dove io, sull’autobus, forse ancora non mi rendo conto di dove sono, e lascio che il panorama mi scorra accanto.

Red earth

Day 25 – Ojos de pasiòn en Buenos Aires

Posted in Città, Colori, Sensazioni on 16:42 by Wil – 3 Comments

La candela sul tavolo mi scaglia bagliori porpora attraverso il bicchiere di vino nella mia mano. Non sto guardando il palcoscenico: lascio che sia la musica ad avvolgermi e a raccontarmi cosa sta accadendo a pochi metri da me. Lei è bellissima e sfuggente, lui è affascinante e determinato. Si troveranno, si ameranno, si perderanno per riunirsi ancora. Solo quando il passo conclusivo infiamma l’applauso del pubblico, decido di voltarmi. In quel momento sento, con la più ferma certezza, che anche io vorrò essere guardato come quella donna sta guardando il suo uomo. Nel buio tinto di rosso, dedico a quell’abbraccio due corte lacrime: la passione, forse il vino, hanno avuto la meglio. Il tango ha fatto un’altra vittima.

Forse è questo quello che ricorderò di più di Buenos Aires, andandomene.

Non la metropoli dall’aspetto tanto ricco quanto decadente. Non i larghi viali affollati e inquinati di giorno, il traffico caotico e puzzolente. Non la notte sporca e desolata, quando scende nelle strade un efficiente esercito di nullatenenti a differenziare l’immondizia in cambio di pochi pesos. Non saranno gli scioperi e le manifestazioni antigovernative, colorate da canti e tamburi e dagli esasperati visi di persone che chiedono a gran voce un lavoro onesto. Non la costante e opprimente sensazione di essere inevitabilmente il ricco turista, che armato di costoso e inutile equipaggiamento, cammina tra animali dallo sguardo famelico.

No. Il mio cuore diviso tra gioia e solitudine, voglio ricordare le coppie di innamorati che si lasciano andare a lunghi baci, in mezzo alla gente, incuranti. Ricorderò la musica nelle vie, l’allegria, il ritmo delle percussioni. Ricorderò la forza e l’orgoglio di un popolo piegato ma non sconfitto. Ricorderò la travolgente passione che questa notte ho visto negli occhi di una donna, sulle note di un tango sensuale.

Arrivederci Buenos Aires.

Tango dancers