Persone

Day 119 – Aeroporti

Posted in Persone, Sensazioni on 06:08 by Wil – 9 Comments

Gli aeroporti sono posti pazzeschi: la gente arriva da tutte le parti del mondo, parla tutte le lingue, indossa ogni tipo di abbigliamento e pratica ogni religione. E tutti si guardano, ma nessuno si vede, tutti impegnati a controllare il prezzo di un profumo che non gli serve, a leggere un giornale con le stesse inutili notizie che potrebbero essere lette a casa, a comprare un souvenir che magari non è nemmeno fabbricato nello stesso continente.

E allora io penso: dovrebbero chiudere gli aeroporti, bloccare le porte con la gente dentro, fermare gli aerei, distribuire cibi e bevande e dire: “Adesso parlatevi. Sedetevi e raccontate la vostra storia. Parlatevi del vostro paese, della vostra cultura, delle vostre speranze. Avete un’occasione rara: non sprecatela con i profumi, con i giornali, con i souvenir. Sedetevi, parlatevi, guardatevi… e vedetevi!”

Day 16 – Santa Monica, ritorno al paradiso

Posted in Città, Persone, Sensazioni on 01:39 by Wil – 3 Comments

Il paradiso è essere in spiaggia il 26 di novembre, sole caldo, aria fresca, grandi onde che si infrangono rumorosamente sulla riva, e accanto a me avere Pauline, francese, Barbara, austriaca, Thiago, brasiliano, Monica, australiana, Blair, neozelandese e tutti gli altri ragazzi e ragazze incontrati all’ostello, talmente tanti da fare fatica a ricordare nomi e nazionalità di tutti.

E quando il sole, senza chiedere niente in cambio, mi regala ancora una volta i colori di un tramonto che mi scalda e mi nutre e mi disseta, abbraccio mentalmente le persone che ho accanto e quelle che sono lontane e penso che è solo questo ciò di cui ha bisogno un uomo.

Cosa ho imparato in California? Che non importa dove sei, ma con chi sei.

Prendo l’aereo per Buenos Aires, con meno soldi, più ricco di prima.

See you again, my friends.

Hasta otra vez, mis amigos.

Arrivederci, amici miei.

Santa Monica Beach

Day 12 – Il Santo…

Posted in Città, Persone on 01:34 by Wil – Be the first to comment

Ad Hollywood non vale la pena dedicare più di un giorno. Una volta che ho passeggiato sul viale delle star (98% non li conosco), incontrato Superman e Wonderwoman, il Joker e Batman, Darth Vader e Yoda, due versioni di Spiderman, tre di Jack Sparrow, misurato la dimensione dei piedi e delle mani di Jack Nicholson, e mangiato lo Shrimper Paradise(*) da Bubba Gump agli Universal Studios, tutte queste stelle iniziano ad annoiarti.

(*) Note to self: ricordarsi che negli USA un italiano normale si può sfamare con gli antipasti. Non ordinare MAI PIU’ il piatto più abbondante della casa

Allora prendo lo zaino e vado verso il mare, a Santa Monica, considerato uno dei quartieri più belli di Los Angeles, alla facciaccia delle supermegavilla sborone di Beverly Hills. Nonostante qui l’età media si abbassi drasticamente verso i 20 anni, sono veamente felice di essere in mezzo a ragazzi e ragazze che sembrano provenire da ogni parte del mondo. Ogni nazione è rappresentata: sembra quasi di essere alla presentazione delle Olimpiadi!

Ancora inebriato dalla frizzante aria cosmopolita, entro in ostello e scopro che nalla mia camera dormono anche Vittorio e Antonio (detto Lago), uno di Monza e l’altro di Como. Great!

Ma non importa. Il trio nord italiano sa bene come divertirsi, e il tempo passa molto velocemente tra happy hour e margaritas, rilassanti passeggiate a Venice Beach e spettacolari tramonti sul Santa Monica Pier (dove Forrest Gump incontra l’oceano pacifico in una scena del film, pare).

Il tempo di salutarsi arriva fin troppo presto, e mentre Vittorio prosegue nella sua esplorazione degli Stati Uniti, e Lago vola verso New Orleans, io me ne vado verso la città del peccato e dei peccatori: Las Vegas.

Dal paradiso all’inferno, in pratica. Come si dice: si sceglie il paradiso per il clima, l’inferno per la compagnia.

Santa Monica by night

Day 3: London Take-Away

Posted in Persone, Sapori on 21:40 by Wil – 2 Comments

“Una voce metallica stava annunciando che le turbolenze sarebbero durate almeno una ventina di minuti. La pronuncia mezza masticata e parzialmente incomprensibile era evidentemente quella in dotazione a ogni pilota di linea. L’aereo, sbattuto in ogni direzione da violenti scosse, stava attraversando i movimentati cieli a nord ovest della Scozia. Mentre alcuni passeggeri stavano iniziando a manifestare i primi sintomi di disagio, Wil, a occhi chiusi,  ripensava ai due giorni appena trascorsi, e alla città che stava lasciando…”

Ah, mi sono sempre piaciuti i romanzi che iniziano così, nel pieno dell’azione. Senza spiegarti niente ti sbattono in faccia i personaggi, e lasciano che siano le loro azioni e le loro parole a presentarli! Ma adesso non ho tempo (e voglia) di scrivere un romanzo, e passo al riassunto.

Quindi Londra. Il volo da Venezia è stato breve, ma sufficiente a cancellare la splendente giornata di sole della partenza. Ad attendermi  all’atterraggio, una giornata londinese da manuale. Per fortuna c’era anche Martina.

Martina è quasi una perfetta sconosciuta, ma chissà perchè ha deciso di ospitarmi per le mie due notti britanniche. Il suo appartamento, che per delicatezza si potrebbe definire contenuto, è talmente centrale da essere persino sborone: a piedi infatti possiamo raggiungere tutti i luoghi “must see if you are the average tourist in London”. Impagabile. La mia ospite è una guida perfetta, e per due giorni, mentre ci massacriamo a vicenda di chiacchiere, le lascio il comando della spedizione e il compito di impedirmi di suicidarmi sotto le automobili che insistono ad arrivare dal lato sbagliato. Forti della nostra promessa di evitare il tipico giro turistico, vediamo Buckingham Palace, Westminster Abbey, il Big Ben, la torre di Londra, il Tower Bridge, Piccadilly Circus, Trafalgar Square e Covent Garden. Adoro i piani ben riusciti.

Entrambe le sere veniamo raggiunti anche da Andrea, un altro esportato oltremanica, che da il via a una lunga carrellata di aneddoti marpionissimi. Quest’uomo ha la mia più profonda e sincera stima. Martina invece è più silenziosa, ma non è chiaro se è più imbarazzata dalla dilagante assenza di pudore dei compagni di conversazione, o più confusa dalla presenza di ben due maschi indubbiamente eterosessuali allo stesso tavolo. Una rarità da queste parti, sembra.

E adesso che me ne sto andando verso la California, sbattuto dalle turbolenze, penso a queste immagini sorridendo. Ma ci sono anche due sapori che hanno segnato la mia breve permanenza a Londra: un caldo thè Earl Gray, comodamente sorseggiato in uno Starbucks piccolo e sonnolento, un po’ fuori dal giro turistico, e “the best Bloody Mary in town”. Sinceramente non mi sento all’altezza di descrivere quest’ultima bevanda: non conosco sufficienti aggettivi. Ma sono tanto contento di essere stato vaccinato contro il colera.

Tower Bridge - Notturna