Day 112 – Bangkok, sotto la superficie
Posted in Città on 17:05 by Wil – 5 CommentsBangkok.
Ai primi di marzo arrivo a Kao San Road, “la strada dei backpackers”, i turisti con lo zaino. Per il momento faccio finta che mi vada bene, ma qualche giorno più tardi annoterò mentalmente di evitare in futuro tutto ciò che ha la parola “backpacker” nel nome o nella descrizione: questa via è praticamente il ghetto in cui ogni giorno si rinchiudono volontariamente migliaia di fa-lang (gli occidentali), che giocano a fare i viaggiatori. Me compreso.
In pieno centro antico della capitale thailandese cammino fianco a fianco con svedesi, canadesi, francesi, australiani, inglesi. Siamo tutti bancomat con le gambe. Qui si mangia un pad-thai per 80 cent di euro. Basterebbe fare centro metri per uscire dal ghetto e pagarne 50. Ci si taglia i capelli per due euro, invece di uno. Qui si comprano collanine di finto artigianato e magliette dalle scritte curiose per far vedere agli amici a casa che si è girato il mondo (io ne ho prese 3). Qui i fa-lang giocano a biliardo, guardano le partite di calcio dell’Inghilterra e bevono birra. Praticamente quello che si può fare a 10 km da casa, con solo un leggero aroma thailandese a rendere la farsa quel tanto più verosimile da placare la coscienza.
Io ho tentato di vedere qualcosa di più, giuro. Ho cercato di graffiare la superficie rimessa a nuovo e verniciata di fresco, ho provato a vedere cosa c’è sotto.
Cosa ho trovato?
Non molto, a dire la verità.
Ho imparato a cercare strade nuove, quelle poco battute, inesplorate. Come quando i fa-lang andavano dritti, e io ho girato a destra, in quella vietta oscura e ignorata da tutti. Sono sbucato in un sorprendente e nascosto mercato di amuleti, nemmeno segnato sulla cartina, ed ero l’unico occidentale.
Tutto qua. Otto giorni a Bangkok: imparato poco su di me, ancora meno sulla Thailandia. Bah… Deluso, vado via.
Quindici giorni dopo sono già di ritorno.
Sono di fronte al Wat Mahadhat, un tempio buddista a solo qualche isolato da Kao San Road.
Non indosso magliette divertenti questa volta, nè collanine o braccialetti. Solo vestiti bianchi che indosserò per i prossimi sette giorni.
Non ci sarà più chiasso: non ci è concesso parlare.
Non ci sarà niente da vedere: non ci è concesso uscire.
Non ci sarà distrazione: si dorme, si mangia, si medita. Si pratica la disciplina e l’austerità degli otto precetti buddisti.
Senza esitazione, entro. Questa è la strada nuova, quella poco battuta, inesplorata. E’ arrivato per me il momento di graffiare una superficie diversa, di iniziare un nuovo tipo di viaggio.
Cosa ho trovato?
Credetemi, talmente tante cose che non basterebbero le parole di dieci articoli per descriverle tutte. Ma arriveranno. Nei prossimi giorni, con calma, proverò a raccontarvi cosa si prova a fare il turista dentro la propria anima.




